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    A Torino in mostra due delle Polaroid utilizzate da Andy Warhol

    Nel contesto della mostra dal titolo Andy Warhol è…Super Pop che si terrà a Torino dal 24 Ottobre 2020 al 31 Gennaio 2020, ci sarà modo per i visitatori di vedere dal vivo due delle iconiche fotocamere Polaroid utilizzate dal celebre artista.

    Il brand ha vissuto grandi difficoltà negli anni scorsi con il cambiamento del mercato ma l’idea e il concetto stesso di Polaroid non è mai tramontato veramente (tanto da essere utilizzato in app di successo come Instagram). Per gli appassionati di arte potrà quindi essere un’occasione unica per vedere dal vivo non fotocamere qualsiasi, ma proprio quelle di Andy Warhol.

    Andy Warhol ha utilizzato le fotocamere Polaroid per esprimere la sua arte sia per i dipinti serigrafici sia per la parte dedicata alle immagini commerciali (come nel caso della serie dedicata alla Absolut Vodka del 1986).
    L’artista ha utilizzato la fotocamera Polaroid BIG SHOT per il ritratto utilizzando un obiettivo 220 mm e sfruttando l’otturatore meccanico a singola velocità e fuoco fisso. Questo modello è stato impiegato per esempio per la realizzazione dei Red Books.

    Il secondo modello è invece la Polaroid SX-70 (prodotta dal ’72 all”81 nella versione originale). Il suo design è sicuramente tra i più riconoscibili ed ha ricevuto l’onore di essere visibile anche al MOMA di New York. La possibilità di essere ripiegata e quindi diventare molto compatta era poi un’ulteriore caratteristica distintiva.
    Andy Warhol è…Super Pop è alla Palazzina di Caccia Stupinigi (Piazza Principe Amedeo 7, Stupinigi, Torino). Tutte le informazioni sono presenti sul sito ufficiale della mostra con la possibilità di prenotare anche i biglietti per le visite. LEGGI TUTTO

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    Mod per obiettivo Max per GoPro HERO9 Black è ora disponibile

    La nuova GoPro Hero 9 era stata annunciata circa un mese fa e tra le caratteristiche certamente ‘bentornate’ c’è sicuramente la lente frontale amovibile e sostituibile. Caratteristica di modelli come Hero 7, era stata eliminata, non senza critiche da Hero 8.
    Con il nuovo modello non solo la lente frontale è sostituibile in caso di danneggiamento, ma l’innesto apre alla possibilità di installare un accessorio, l’obiettivo Max per HERO9 Black. L’ottica permette di sfruttare una visione grandangolare da 155° anche attivando le funzioni HyperSmooth Max – disponibile in risoluzioni e frame rate fino a 2,7K/60p – e blocco dell’orizzonte, che mantiene l’orizzonte perfettamente allineato sia in caso di montaggio non perfetto, sia di fronte a forti oscillazioni, come nel caso delle pedale in salita sui pedali in bicicletta.

    Mod per obiettivo Max per GoPro HERO9 Black è ora disponibile
    Mod per obiettivo Max è disponibile su GoPro.com al prezzo di 99,99 EUR (prezzo di vendita suggerito dal produttore) o con il 30% di sconto per gli abbonati GoPro, servizio premium che mette a disposizione spazio illimitato sul cloud e offre sconti sull’acquisto di action camera e accessori. LEGGI TUTTO

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    7Artisans 35mm F0.95: un nuovo obiettivo pensato per le APS-C

    7Artisans 35mm F0.95 è il nuovo obiettivo pensato dal produttore cinese per le fotocamere con sensore nel formato APS-C. Si tratta di una soluzione economica che punta sull’ampia apertura e sulla lunghezza focale equivalente di (circa) 50 mm.

    Le caratteristiche tecniche del nuovo 7Artisans 35mm F0.95 riportano un design ottico composto da 11 elementi suddivisi in 8 gruppi. Per migliorare la qualità delle immagini sono presenti anche due lenti di tipo ED (a bassissima dispersione) che consentono di avere una maggiore luminosità e un effetto bokeh particolare.
    Il diaframma ha un’apertura massima di f/0.95 e minima di f/16 ed è formato da 12 lamelle, con l’anello di regolazione che è di tipo “declicked”. La minima distanza di messa a fuoco è pari a 37 cm.

    Come capita spesso con questo genere di lenti, per ridurre costo di produzione, complessità produttiva, dimensioni e peso non c’è messa a fuoco automatica ma solamente manuale. Inoltre non sono previsti sistemi di stabilizzazione ottica dell’immagine.

    L’angolo di visione è pari a 43° e sono supportati filtri con diametro di 52 mm. Il peso complessivo è di 369 grammi con una struttura realizzata completamente in metallo (dando una migliore sensazione di resistenza). Sulla pagina Facebook del produttore sono presenti alcune immagini campione per valutare la qualità degli scatti. Il nuovo 7Artisans 35mm F0.95 è compatibile con gli attacchi Sony E, Fujifilm X, Canon M, Nikon Z, e MFT. Il prezzo invece è di circa 250 euro. LEGGI TUTTO

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    Photofestival 2020: secondo ciclo di mostre a Palazzo Castiglioni

    Periodo complicato ma che non ferma la formula rinnovata del Photofestival 2020 con l’avvio del secondo ciclo di mostre che partiranno il 19 Ottobre e proseguiranno fino al 3 Novembre. Il tutto nella cornice di Palazzo Castiglioni a Milano, rinominato come “Palazzo della Fotografia”.
    All’interno ci saranno cinque nuove esposizioni affrontando tematiche differenti ma con al centro il grande denominatore comune: la fotografia. Per esempio troviamo lo sport catturato in bianco e nero, un diario di viaggio in culture differenti dalla nostra, la Milano che si sviluppa in verticale, la ricerca dell’infinito o la fotografie di scena. L’inaugurazione sarà Lunedì 19 Ottobre (18.00) mentre sarà possibile visitare l’esposizione da Lunedì a Venerdì dalle 8.30 alle 18.00.

    Le esposizioni in mostra al Photofestival 2020

    In questo nuovo ciclo espositivo del Photofestival 2020 ci sarà modo di vedere le fotografie di Alessandro Trovati realizzate in collaborazione con Canon, dedicate allo sport in bianco e nero. Ci saranno 16 foto in grande formato che raccontano il progetto di Trovati che sta evolvendo con il passare del tempo. Niente colore lasciando parlare ombre e luci oltre ovviamente agli sportivi protagonisti delle immagini catturate.

    Marzia Rizzo invece punta su una fotografia essenziale legata a tematiche filosofico-matematiche tra Fibonacci e sezione aurea. Si punta sull’estetica e sulla musicalità della fotografia e si parte così da soggetti complessi fino pian piano arrivare al silenzio unendo lo spazio alla mancanza di suoni.

    Angelo Impiduglia invece guarda alla Milano Verticale. Il fotografo guarda allo sviluppo verticale come una tendenza naturale dell’essere umano verso il cielo. Si può notare il cambiamento della realtà cittadina con il passare degli anni e delle esigenze ma anche alcune possibili implicazioni negative legate a questa idea. Ma si guarda comunque dal basso verso l’alto.

    Paolo Pobbiati invece si concentra su istantanee di mondi perduti. Si parla di mondi lontani e di culture di difficile comprensione per la nostra cultura: per esempio i pigmei del Congo, i kalash (Pakistan e Afghanistan), i gurung e newari dell’Himalaya, i beduini del Sinai, i nomadi tibetani e mongoli, gli uomini renna della Mongolia, gli hafar della Dancalia. Culture che stanno sparendo o modificando per seguire il cambiamento del Mondo.

    Benedetta Pitscheider con l’occhio discreto guarda alla fotografia di scena tra palco e dietro le quinte, sale prova, scenografie e studi di posa. Si guarda alla fisicità dei ballerini del Milano Contemporary Ballet unendo gesto tecnico e passione. LEGGI TUTTO

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    DJI Zenmuse L1 e DJI Zenmuse P1: si punta su LiDAR e full frame per i droni professionali

    DJI Zenmuse L1 e DJI Zenmuse P1 sono le ultime due proposte presentate dal produttore cinese per quanto riguarda il mondo dei droni professionali. Secondo la società si tratta di novità importanti tanto da “cambiare le regole del gioco” puntando su efficienza e un prezzo abbordabile. Il tutto senza ridurre qualità e precisione nella raccolta dati.

    Nel caso di L1, si tratta sostanzialmente di un nuovo sistema LiDAR integrabile nei droni professionali utile per rilievi, mappature e per chi è nel settore edile. Con DJI Zenmuse L1 si punta a dare uno strumento utile per rilevamenti precisi in condizioni particolari (poca luce, fitta vegetazione) o dove la fotogrammetria non può essere impiegata in maniera soddisfacente.
    DJI Zenmuse L1: il sistema LiDAR evoluto per droni professionali
    DJI Zenmuse L1 è la prima unità del produttore che sfrutta il modulo Livox LiDAR che unisce leggerezza e FOV di 70 °. Per catturare le immagini ci si affida a un sensore CMOS da 20 MPixel con dimensione di 1″ con otturatore meccanico e stabilizzatore a 3 assi. La precisione verticale è di 5 cm mentre quella verticale è di 10 cm.

    Si possono così generare nuvole da 240 mila punti ogni secondo e arrivare a catturare zone estese fino a 2 km2 con un singolo volo, il tutto con velocità, precisione e poche complicazioni. C’è la modalità di scansione lineare o scansione non ripetitiva (i dati vengono acquisiti non lungo un piano definito ma da qualsiasi direzione).
    Per garantire la possibilità di impiegare Zenmuse L1 il maggior numero di giorni possibili, il sistema è certificato IP44 e quindi riuscendo a operare anche nella nebbia o con pioggia leggera. Le dimensioni sono pari a 152 x 110 x 169 mm con un peso di 900 grammi. Non sono ancora state fornite informazioni su disponibilità precisa (arriverà a inizio 2021) e prezzi che potrebbero essere rivelati in futuro.

    DJI Zenmuse Z1: sistema di fotogrammetria full frame
    DJI Zenmuse P1 è una soluzione dedicata alla fotogrammetria che sfrutta un sensore full frame da 45 MPixel (pixel grandi 4,4 μm) con otturatore meccanico e basso rumore. Questo sistema è pensato per chi lavora in architettura, ingegneria, edilizia e rilievi ma che non vuole ricorrere a sistemi LiDAR, ma potendo comunque fare orto-mosaici 2D e immagini oblique per la modellazione 3D.

    La parte ottica sfrutta obiettivi fissi intercambiabili con lunghezze focali di 24 mm, 35 mm e 50 mm (tutti con apertura di f/2.8) oltre a uno stabilizzatore a 3 assi. La precisione permette arrivare a 3 cm in orizzontale e 5 cm in verticale oltre a poter coprire 3 km2 in un singolo volo, riducendo così i costi operativi e il tempo necessario. Inoltre non manca la certificazione IP4X.

    Non manca il sistema TimeSync 2.0 così da sincronizzare il tempo tra i moduli acquisendo dati centimetrici con posizione in tempo reale e compensazione dell’orientamento. Le dimensioni sono pari a 198 x 166 x 129 mm con un peso di 787 grammi ed è compatibile con Matrice 300 RTK. Anche in questo caso non si hanno informazioni sui prezzi mentre la disponibilità è data per l’inizio del 2021. LEGGI TUTTO

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    Fujifilm X: la gamma di obiettivi cresce fino a 37 modelli!

    Nei giorni scorsi abbiamo scritto delle novità legate ai nuovi obiettivi che arriveranno da Canon e Nikon nel corso del 2021. Ma anche il sistema Fujifilm X non rimarrà a guardare e, dopo la presentazione del nuovo Fujinon XF10-24mmF4 R OIS WR, la società nipponica ha annunciato la roadmap aggiornata.

    Click sull’immagine per ingrandire
    Secondo quanto riportato ufficialmente, la gamma di obiettivi Fujifilm X arriva a 37 modelli differenti coprendo diverse esigenze. Si va così da soluzioni ultra grandangolari ai teleobiettivi spinti passando da tutta una serie di ottiche fisse con diverse aperture (per esempio il nuovo 50 mm f/1.0).

    Arrivano due novità: il nuovo XF18mmF1.4 e l’XF70-300mmF4-5.6 OIS. Per quanto riguarda il primo, si tratta di una soluzione con un angolo di visione ampio che però non rinuncia a essere luminoso in virtù dell’apertura di f/1.4. Il secondo invece è un teleobiettivo zoom compatto e leggero che punta a dare un’alternativa al 50-140 mm f/2.8, al 100-400 mm f/4.5-f/5.6 o al 55-200 mm f/3.5-f/4.8. Per entrambi gli obiettivi non si ha una data definita di presentazione, si sa solo che sarà nel 2021. LEGGI TUTTO

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    A Bologna arriva la mostra MAST Foundation for photography grant on industry and work

    MAST Foundation for photography grant on industry and work è la nuova mostra inaugurata in questi giorni al MAST di Bologna. Si tratta della raccolta dei lavori dei cinque finalisti del concorso biennale (iniziato nel 2018 e conclusosi quest’anno) e che promuove, come altre iniziative nel nostro Paese, le attività di giovani fotografi.

    Grazie al MAST Foundation for photography grant on industry and work anche fotografi non ancora affermati possono mettere in luce le proprie capacità. Il tutto affrontando tematiche importanti e globali. Urs Stahel (cuoratore della PhotoGallery e della collezione MAST) ha dichiarato in merito che “[…] spesso il loro sguardo innovativo e inedito ci costringe a scontrarci con incongruenze, fratture, fenomeni e forse perfino abissi che finora avevamo trascurato o cercato di non vedere”.

    Per la sesta edizione del concorso internazionale a primeggiare in questa edizione è stata Alinka Echeverría con il progetto dal titolo Apparent Femininity che guarda la ruolo della donna agli inizi dell’epoca industriale, cinematografica e dell’evoluzione tecnologica.
    Chloe Dewe Mathews invece guarda ai danni causati all’ambiente dalla coltivazione intensiva nelle serre (polytunnel) che promettono di poter coltivare tutto l’anno. Maxime Guyon invece guarda al mondo dell’aviazione e in particolare all’aspetto tecnologico, innovativo e delle prestazioni.
    Aapo Huhta ha voluto mostrare gli aspetti più particolari e non necessariamente corretti dell’interpretazione da parte dell’Intelligenza Artificiale delle immagini. Eticamente potrebbe essere un problema? Ci sono problemi legati allo sviluppo?
    Pablo López Luz invece guarda al mondo della moda ma in maniera diversa. Le vetrine in America Latina sono ancora luogo dove l’omologazione del mondo del fashion non ha avuto modo di attecchire.

    La mostra ha aperto l’8 Ottobre 2020 e continuerà fino al 3 Gennaio 2021. Tutte le informazioni sul concorso e sulle possibilità di vedere le fotografie esposte sono presenti sul sito del MAST.
    Sempre fino al 3 Gennaio 2021 ci sarà anche la possibilità di vedere l’esposizione INVENTIONS curata da Luce Lebart. Si tratta di una serie di fotografie d’archivio degli anni compresi tra il 1915 e il 1938 che mettono in luce il concetto di innovazione in Italia all’inizio del secolo scorso. LEGGI TUTTO

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    Cortona On The Move: un festival che ha saputo reinventarsi dopo il Covid-19

    Nell’anno del decimo anniversario sembrava che anche per il festival Cortona on the Move non ci fosse nulla da fare. Il lockdown seguito alla pandemia da Covid-19 sembrava aver messo la parola fine alle possibilità di quello che negli anni è diventato uno dei festival di maggiore rilievo a livello nazionale e internazionale.

    Antonio Carloni e Arianna Rinaldo, direttore del festival e direttice artistica

    Antonio Carloni e lo staff del festival però non si sono persi d’animo e hanno cercato subito di caprie come Cortona On The Move potesse trasformarsi e rispondere alle mutate condizioni ed esigenze del periodo. Con una mossa decisamente azzeccata i responsabili del festival hanno deciso di dirottare tutti gli investimenti che erano destinati all’organizzazione dell’evento fisico nella città di Cortona verso progetti di narrativa visuale legata all’epidemia da Covid, commissionati ad artisti internazionali, con l’idea di creare un vero e proprio archivio di immagini della vita dopo lo scoppio dell’epidemia globale. Così è nato The Covid-19 Visual Project. Si tratta una piattaforma multimediale che aspira a diventare un archivio permanente sulla pandemia del coronavirus. Questo archivio in continuo aggiornamento ospiterà una varietà di contenuti che documentano gli eventi globali e le emozioni diffuse in questo momento unico della storia. L’obiettivo finale è quello di creare uno spazio stabile dove lasciar sedimentare tutto quello che è successo, un luogo dove raccogliere materiale significativo sul quale poter tornare nel tentativo di capire cosa è successo.

    Un’intuizione dalla perfetta tempistica quella di lanciare il progetto, che ha permesso di arrivare in questo settembre pronti con il materiale che ha plasmato le mostre fotografiche ‘fisiche’, protagoniste della riapertura al pubblico dei luoghi di Cortona, sotto la cura della direttrice artistica Arianna Rinaldo. ‘Fare delle difficoltà un’opportunità’, Cortona On The Move 2020 incarna alla perfezione questo mantra ed esce dalla chiusura dovuta alla pandemia trasformato e rinnovato. La direzione che COTM vuole sempre più prendere, dopo il positivo esperimento di presentarsi al pubblico con praticamente la totalità dei lavori su commissione diretta, è quella del produttore di contenuti di Visual Narrative e non solo quella di raccoglitore.
    Una scelta che permette – e l’edizione 2020 già lo mostra in modo evidente – di avere un tema di fondo che emerge in modo ancora più chiaro e che risulta maggiormente coordinato anche al pubblico dei non addetti ai lavori.

    Dall’archivio Covid-19 Visual Project sono state estratte 21 mostre esposte a Cortona in Palazzo Capannelli, in esterna nel centro storico del borgo toscano e presso la Fortezza del Girifalco. La vita, sospesa e non, ai tempi del coronavirus e del lockdown, in Italia e nel mondo è il filo rosso che unisce tutte le immagini, ma che è stato declinato in modo decisamente differente dai diversi artisti e fotografi.
    L’edizione fisica del festival è stata prorogata fino al 1 novembre 2020 e rispettando le regole per contenere la pandemia da Covid-19 è possibile ammirare dal vivo le fotografie, nelle stampe fisiche a opera del partner tecnico Canon, in particolare sfruttando la soluzione grande formato imagePROGRAF PR0-4000.
    L’occasione di Cortona On The Move è stata ghiotta per incontrare alcuni degli autori delle immagini e dei progetti delle mostre e capire con loro cosa sta dietro le foto, la genesi dei diversi progetti e lo spirito e lo stile con cui fotografi e fotografe hanno scelto di sviluppare il proprio racconto.
    Gaia Squarci

    Abbiamo incontrato Gaia Squarci, che dividendosi tra l’Italia e New York ha deciso di documentare la crisi sanitaria della città statunitense, in particolare nei distretti Manhattan, Bronx, Queens e Brooklyn. Dalle sue foto, accompagnate da un testo scritto a macchina e nato dagli appunti del suo diario personale che racconta le persone e le situazioni ritratte, emerge in modo chiaro l’impatto della crisi sanitaria su un sistema sanitario come quello statunitense. Gaia racconta gli incontri con il personale sanitario, messo a dura prova dalla situazione, ma anche delle persone che per diverse ragioni non riescono a beneficiare delle cure, sia per le condizioni economiche, sia per quelle sociali e per le convinzioni instillate dal flusso di fake news e false informazioni in merito alle cure e ai metodi di prevenzione del contagio.
    Mattia Balsamini

    Mattia Balsamini ha rivolto la sua attenzione, invece, alle aziende italiane che durante il lockdown hanno deciso di rendersi disponibili a riconvertire la propria produzione per creare gel igienizzanti, mascherine, visiere protettive, bombole di ossigeno e respiratori. Dietro le foto la storia della creatività italiana, in grado di trasformare delle maschere da snorkeling in dispositivi di protezione individuale e in maschere per ventilatori polmonari, ma soprattutto la storia delle persone che per scelta o loro malgrado si sono trovate a fare parte di questo sforzo comune per combattere la diffusione del coronavirus.
    Daniele Ratti

    Colpisce per la collocazione in esterna nel cortile della fortezza del Girifalco e per le stampe di grandi dimensioni il lavoro di Daniele Ratti, che approfittando di un lavoro su commissione che lo avrebbe portato in giro per l’Italia ha colto l’occasione per una serie di scatti in medio formato degli Autogrill deserti. Generalmente associati alla folla dei vacanzieri, questi spazi deserti raccontano una delle tante storie del lockdown, di un’Italia che si è trovata per certi versi rovesciata, svuotata nei suoi luoghi di maggiore affollamento. Un viaggio che è stato per l’autore in alcuni momenti straniante, macinando chilometri e chilometri di asfalto deserti, in cui – spesso – gli unici veicoli (e quindi persone) incontrati erano rappresentati dalle forze dell’ordine.
    Silvia Bigi

    Cortona on the Move non è solo fotografia ma abbraccia l’orizzonte più ampio delle narrativa visuale. Appartiene certamente a questa schiera il lavoro di Silvia Bigi. Chiamata a documentare il periodo di confinamento all’interno delle mura domestiche a causa dell’epidemia, l’artista ha capito fin da subito che il reportage delle città vuote non sarebbe stato nelle sue corde e ha invece cercato di capire quale cambiamento della vita delle persone avrebbe voluto raccontare. È partita dalla sua esperienza personale, accorgendosi che la modificazione degli stimoli diurni (il non uscire, il non vivere la quotidiana vita a contatto con gli altri, la realtà esterna che entrava in casa filtrata dalla TV e dai media) aveva portato importanti modifiche al riposo notturno, con sogni molto più vividi e che restavano impressi nella mente al risveglio. Con un piccolo sondaggio ha trovato che le stesse modifiche erano accadute anche alla vita notturna di molte delle persone che conosceva e ha deciso di provare a indagare questo tema.
    L’ha fatto sfruttando un sistema di intelligenza artificiale in grado di creare immagini a partire da un testo. Si è fatta raccontare – nella lingua nativa – dalle persone un sogno avvenuto durante il lockdown, chiedendo poi una versione testuale del racconto in inglese da dare in pasto agli algoritmi di deep learning dell’IA affinché ‘interpretasse’ i sogni e ne desse una rappresentazione visuale condensata in una sola immagine. Il lavoro è di grande impatto e la mostra di alcune delle immagini oniriche scaturite dall’intelligenza artificiale è accompagnata dalle voci delle persone che raccontano il proprio sogno. Un’installazione, quella di Cortona, che coinvolge vista e udito e che è in grado di avere un forte impatto emotivo nei visitatori.
    Premio Canon Giovani Fotografi 2020 a Davide Bertuccio

    Tra le mostre anche quella del vincitore del premio Canon Giovani Fotografi 2020, Davide Bertuccio, anch’egli alle prese con il racconto del lockdown. Davide, che a dispetto della giovane età (è nato nel 1991), è un professionista che ha alle spalle pubblicazioni del calibro del National Geographic, ha scelto un racconto particolare, quello del circo in casa (o della casa circo a seconda del punto di vista da cui la si guarda) di Claudio Madia storico volto del programma televisivo dedicato ai più piccoli della RAI ‘L’albero azzurro’. “Il silenzioso battito delle loro mani” è un reportage che ci porta tra le mura della casa di Madia e ci racconta non solo la sua vita, ma anche, di riflesso, il lockdown, momento che per un’attività che richiede il pubblico è fortemente impattante. Un reportage molto curato che ha visto Davide frequentare la casa di Antonio per diversi mesi, diventando un’occhio quasi invisibile sulla vita dell’artista. Un reportage a cui l’autore tiene molto, anche perché nascendo per un premio e quindi una mostra gli permette di raccontare lui stesso la sua storia, mentre spesso quando le sue foto vengono pubblicate sui giornali è un altro che racconta la storia, utilizzando le sue foto. LEGGI TUTTO