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    Teatro Basilica, Roberto Herlitzka protagonista del De rerum natura

    Roberto Herlitzka

    Teatro Basilica, Roberto Herlitzka è il protagonista del De rerum natura in scena dal 22 al 25 ottobre: a seguire tanti altri appuntamenti per un cartellone fitto che arriva fino a dicembre 2020.
    Dal 22 al 25 ottobre, al Teatro Basilica, Roberto Herlitzka sarà lo straordinario protagonista del De rerum natura di Lucrezio; spettacolo a cura di Antonio Calenda, sostenuto dal Gruppo della Creta. In questo poema epico – filosofo, Lucrezio si fa portavoce delle teorie epicuree riguardo alla realtà della natura e al ruolo dell’uomo in un universo atomistico, materialistico e meccanicistico: un richiamo alla responsabilità personale e di incitamento al genere umano affinché prenda coscienza della realtà, una realtà nella quale gli uomini sin dalla nascita sono vittime di passioni che non riescono a comprendere. Composto nel I secolo a.C., il De rerum natura è un’esposizione in versi di rara ed eccezionale potenza, una tra le massime espressioni della bellezza della dottrina epicurea.

    Un grandioso poema nel quale il fattore letterario e la dottrina sono inscindibili. Lucrezio, così come gli antichi poeti-filosofi, animato dallo stesso entusiasmo missionario, si fa scienziato, maestro di verità, profeta. Con la sua opera spoglia l’uomo dalle sue illusioni sulla religione, sull’anima, sul mondo, per porlo di fronte alla danza eterna degli atomi, allo spettacolo unico, sublime irripetibile ma anche terribile e liberatorio, della verità ultima della “Natura”. Roberto Herlitzka – tra i più grandi attori del nostro tempo, straordinariamente colto, ha tradotto il De rerum natura, regalandoci una testimonianza importante: la sua personale, raffinata, originale traduzione (La natura di Tito Lucrezio Caro. Libri I-IV; La Nave di Teseo), in versi e terzine dantesche, dei primi quattro libri di uno dei maggiori capolavori della letteratura classica di tutti i tempi. Un lavoro di traduzione inizialmente nato per suo piacere personale, realizzato nelle pause dal suo lavoro di attore.
    “All’inizio erano versioni fatte per gioco – afferma Roberto Herlitzka – poi ho deciso di giocare sul serio e ho cominciato a tradurre dall’inizio. Dopo i due primi libri li rilessi e non mi piacquero. Così li ritradussi e continuai. Lucrezio mi ha sempre affascinato. Il De rerum natura è un’opera grandiosa: l’autore parla da scienziato e da grande poeta. Le sue considerazioni scientifiche impressionano perché, a volte, riguardano l’oggi. Paiono terribili visioni di un futuro imminente. Quando, per esempio, dice al suo destinatario ideale: “Non credere che esista solo il nostro mondo nell’universo. Molti altri ve ne sono”, anticipa la scienza di oggi. Si tratta di un poema dove vi è tutto, il bene e il male, e che, in una certa misura, si può accostare alla Divina Commedia”.
    La Stagione del Teatro Basilica
    La sezione FRAMMENTI del Teatro Basilica proseguirà con Dino Lopardo che dal 28 ottobre al primo novembre proporrà Ion. Il 17 novembre Teatro Tabasco presenta Der Boxer – ballata per Johann Trollmann. Dal 20 al 22 novembre, Riccardo Caporossi presenterà Sguardi. Dall’1 al 6 dicembre sarà la volta di Tradimenti di Harold Pinter traduzione di Alessandra Serra, regia Michele Sinisi, con Stefano Braschi, Stefania Medri e Michele Sinisi. Dal 10 al 13 dicembre debutterà Tom, testo di Rosalinda Conti, regia di Matteo Ziglio. Dal 17 al 20 dicembre, Fucina Zero presenterà Cronache Dalla Discarica di Hamelin, con Andrea Carriero, Sara Giannelli, Paolo Madonna, regia Lorenzo Guerrieri. Il 23 dicembre sarà la volta di L’Uccellino Azzurro da Maeterlinck e Atwood – viaggio iniziatico di bimbe in lockdown; traduzione di Claudia Della Seta e Sofia Diaz, creato e interpretato da: Claudia Della Seta, Sofia Diaz, Daniela Giovanetti, Glenda Sevald.
    STAGIONE 2.1.
    Da gennaio 2021, invece, il Teatro Basilica riavvierà la propria programmazione con la Stagione 2.1., in cui saranno ospiti gli spettacoli che la scorsa stagione sono stati annullati a causa del Covid-19, assieme ad altre nuove importanti proposte. Nel corso dei prossimi mesi sarà annunciato il cartellone completo. LEGGI TUTTO

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    Teatro Sala Umberto, arriva Giorgio Montanini col monologo Come Britney Spears

    Giorgio Montanini

    Teatro Sala Umberto, il 26 e 27 ottobre Giorgio Montanini va in scena col monologo inedito Come Britney Spears nel quale mette in discussione l’unico vero baluardo trasversale e condiviso da tutti: l’antropocentrismo
    Giorgio Montanini il 26 e 27 ottobre va in scena al Teatro Sala Umberto col suo nono monologo inedito Come Britney Spears. Il comico sceglie, consapevolmente, una forma espressiva specifica e rigorosa, per veicolare emozioni, pensieri e opinioni. Sceglie il palco. Quando l’emotività del momento porta tutti quanti all’istintiva condivisione e liberazione, il comico ha il dovere di rispettare un religioso silenzio.

    La scelta del palco non concede la libertà di sfogarsi sull’onda dell’emotività. Per il profondo rispetto che deve alla sua scelta, non vomita nel calderone. Metabolizza e trasforma ogni stimolo istintivo in un pensiero strutturato. Un pensiero scevro dell’emotività che, però, l’ha generato. Quando l’artista si confonde in mezzo alla bolgia e non si riesce più a distinguerlo dal resto… smette di essere un artista.
    SINOSSI
    Nel suo nono monologo inedito Come Britney Spears Giorgio Montanini mette in discussione l’unico vero baluardo trasversale e condiviso da tutti, quello che tiene in piedi il genere umano. L’antropocentrismo. Quando si è costretti ad affrontare una situazione critica, il confine che separa la consapevolezza dall’isteria è ambiguo, ingannevole. È dalla sua comparsa sul pianeta che l’essere umano cerca disperatamente e ostinatamente il giusto percorso che lo conduca alla serenità, alla pace e alla felicità. Dalla notte dei tempi ad oggi, abbiamo continuamente sbagliato strada a causa della nostra isteria ed inconsapevolezza… e il risultato? Che ci ritroviamo con pochissimi analfabeti, ma tantissimi stupidi.
    Convincersi che il lavoro e la remunerazione siano i valori fondanti della realizzazione dell’essere umano, come conseguenza, ha avuto la regressione culturale e sociale della nostra specie. In Italia quasi il 30 percento della popolazione è analfabeta funzionale, quasi il 30% degli italiani è regredito a tal punto da non capire più cosa legge (o peggio scrive) nonostante si tratti di testi semplici e dai concetti elementari. In una sola parola: stupido.  
    A rendere la situazione un incubo, è il fatto che siano proprio gli stupidi ad alzare la voce e a metterci la faccia. Colpevolizzare gli stupidi però è efficace quanto per un naufrago spegnere la sete trangugiando l’acqua del mare.  Non c’è nulla di più ipocrita che deresponsabilizzarsi incolpando gli stupidi della deriva. I cattivi sono solo uno specchietto per le allodole, la colpa è dei buoni.
    La colpa è degli animalisti, antirazzisti e antifascisti. degli ambientalisti, anticapitalisti e dei femministi… la colpa è di chi sbandiera sani principi, ma ne ignora doveri e responsabilità.  Pur di disertare la battaglia, affidano il compito di rappresentarli a improbabili personaggi che sfiorano il grottesco. Così ci ritroviamo a legittimare come custode del valore dell’antifascismo un quindicenne della periferia romana. Affidiamo le sorti del pianeta terra ad una ragazzina minorenne con la sindrome di Asperger. Lasciamo che i nostri pallidi e timidi singulti rivoluzionari trovino sfogo nelle reazionarie e banali opere di un inesistente e contemporaneo Zorro in malafede. Senza nessun rispetto per la nostra dignità, fingiamo di credere che l’oracolo rivelatore del senso della vita che sia un’atleta paraolimpica appena maggiorenne.
    Presunzione, ipocrisia e politically correct sono i veri nemici da combattere. Quando riusciremo a liberarci di questi ingombranti fardelli potremo vederci finalmente per ciò che siamo: spauriti ed insignificanti esseri che tentano di sopravvivere in territorio ostile.
    Biografia
    GIORGIO MONTANINI: Stand-up comedian, autore e attore. É uno dei pochi rappresentanti della stand up comedy in Italia. Ha debuttato a teatro con L’Edipo Re di Sofocle nel 2004 per la regia di Franco Branciaroli. Successivamente ha recitato nei film Questa è la mia terrà 2 e Liberi di giocare. Nel 2008 è entrato a far parte del gruppo Satiriasi, il primo esperimento italiano di Stand Up Comedy. Nel 2011 ha portato in scena in diversi teatri italiani il suo primo spettacolo dal titolo Nibiru e, successivamente, lo spettacolo Un uomo qualunque. Nel 2013, nel programma di Rai2 #Aggratis!, è stato ospite fisso, nonché  autore dei testi della trasmissione.  Nel 2014 è stato il protagonista assoluto di Nemico Pubblico su Rai 3, la sua prima trasmissione televisiva, scritta con Filippo Giardina, Francesco De Carlo, Paolo Lizza e Giovanni Filippetto.
    Nello stesso anno, con tutto il gruppo di Satiriasi, ha riscosso grande successo di pubblico su Sky (Comedy Central) con Stand Up Comedy, un programma innovativo che ha portato la stand up comedy in tv. Dato il successo, la trasmissione è stata confermata anche nel 2015. Sempre nel 2014, su Rai 3, ha curato la copertina satirica del talk show Ballarò, in sostituzione di Maurizio Crozza. Dato il successo registrato nella prima edizione, per otto puntate nel 2015, è stato nuovamente il protagonista di Nemico Pubblico, la seconda edizione andata in onda su Rai 3. Ha registrato sold out nei più grandi e prestigiosi teatri italiani con NEMICO PUBBLICO, LIBERACI DAL BENE, PER QUELLO CHE VALE, ELOQUIO DI UN PERDENTE, QUANDO STAVO DA NESSUNA PARTE. Nel 2020 sarà protagonista sul grande schermo di un film per la regia di Pietro Castellitto. Oggi è impegnato nella tournée del nuovo spettacolo COME BRITNEY SPEARS. LEGGI TUTTO

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    Teatro Flavio, dal 23 al 25 ottobre va in scena A piedi nudi nel parco

    Teatro Flavio, dal 23 al 25 ottobre va in scena A piedi nudi nel parco diretta da Dario de Francesco e interpretata da Rossella Pantaleo, Dario de Francesco, Flavio Pomaro, Giorgia Piracci, Marco Pugliae Florina Jankowski
    Va in scena dal 23 al 25 ottobre al Teatro Flavio, A piedi nudi nel parco, commedia teatrale di Neil Simon del 1963 (del 1967 la versione cinematografica con Robert Redford e Jane Fonda), diretta da Dario de Francesco e interpretata da Rossella Pantaleo, Dario de Francesco, Flavio Pomaro, Giorgia Piracci, Marco Puglia, Florina Jankowski.

    Protagonisti due novelli sposi: lui serio e conformista, lei allegra e entusiasta. Un piccolo appartamento spoglio con un buco sul soffitto all’ultimo piano di un palazzo senza ascensore. Una suocera molto tradizionale e un vicino di casa che entra dalla finestra.
    Sono questi gli ingredienti della commedia che racconta le difficoltà dell’amore, sottolineando come nel rapporto con gli altri si debba essere sempre se stessi, e che qualsiasi piccolo problema può essere superato con una bella camminata a piedi nudi nel parco, senza pensare a nulla.
    Con la sua comicità a tratti travolgente, a tratti molto sottile, A piedi nudi nel parco è un testo che offre uno sguardo divertente sulle relazioni e una acuta, quanto geniale, critica alla caparbietà che contraddistingue l’essere umano. Un piccolo capolavoro tra discussioni, riconciliazioni, nuovi amori e un buco nel soffitto, nell’inverno newyorkese.
    Il regista Dario de Francesco mette in risalto le differenze di carattere tra i personaggi, i loro pregi e difetti, ma anche la contrapposizione tra le coppie. Da una parte Corie e Paul, giovani e innamorati, ma ancora inesperti nel difficile compito del creare una relazione duratura, dall’altra Victor e Ethel che, come uno specchio, sono esattamente la copia degli altri due, ma con la maturità di chi è più esperto nel vivere.
    Infatti Corie e Victor sono identici: allegri, avventurosi, emotivi e pieni di voglia di vivere. Ed anche Paul ed Ethel si somigliano: precisi, ordinati, realisti e dignitosi. Però mentre la coppia più giovane, sebbene innamoratissima, si trova in difficoltà nell’affrontare i problemi di tutti i giorni, l’altra coppia nell’innamorarsi capisce che “Non si deve fare altro che rinunciare per l’altro a un po’ di se stessi”.
    La scelta registica vuole dare importanza anche ai due personaggi secondari, Henry Pepper e il fattorino, i quali aiuteranno il pubblico a salire i nove piani di scale per andare a trovare i coniugi Bratter, nella loro casetta piccola ma confortevole, senza letto, senza vasca e con un buco nel lucernario.
    Uno dei capisaldi della commedia brillante americana, dove i caratteri contrapposti dei protagonisti creano un divertente, quanto profondo, racconto dell’amore e delle difficoltà che questo porta con sé. LEGGI TUTTO

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    Teatro de’ Servi, dal 22 ottobre in scena Luci (ed ombre) della ribalta

    Teatro de’ Servi, dal 22 ottobre all’8 novembre va in scena Luci (ed ombre) della ribalta: uno spettacolo diretto da Leonardo Buttaroni e interpretato da Marco Zordan, Alessandro Di Somma, Diego Migeni e Yaser Mohamed
    Sul palcoscenico del Teatro de’ Servi, dal 22 ottobre all’8 novembre, si accendono in prima assoluta le LUCI (ED OMBRE) DELLA RIBALTA, spettacolo diretto da Leonardo Buttaroni e interpretato da Marco Zordan, Alessandro Di Somma, Diego Migeni, Yaser Mohamed.

    In un ritmo vorticoso tanti personaggi si affacciano sulla scena portando le fragilità, le stranezze, le bizze degli attori e mettendo in discussione il mondo del teatro. Si incontrano attori alle prese con gli ultimi preparativi prima dello spettacolo, altri che subiscono le follie e gli isterismi di un regista, la grottesca storia di un suicidio non ancora avvenuto, uomini venuti dal futuro. Il tutto su un palcoscenico, tra realtà ed illusione teatrale. Una divertente e paradossale commedia satirica in cui il pubblico non può non sentirsi direttamente coinvolto, in un’atmosfera irriverente, grottesca, poetica.
    Uno spettacolo metateatrale pieno di humour e giochi di parole, in
cui i ruoli tra gli attori sono spesso intercambiabili, dove cambiamenti di personalità, ribaltamenti di significati
e bisticci di parole ci permettono, con molta ironia, di ridere dei teatranti.
    Dopo il grande successo di 39 Scalini, che ha superato le cento repliche, Leonardo Buttaroni torna a dirigere lo stesso cast per Luci (e ombre) della ribalta (La ballade des planches) di Jean-Paul Alègre, rappresentato per la prima volta nel 1997 a Friburgo (Germania). Il testo è stato ripreso poi da 250 compagnie. LEGGI TUTTO

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    Teatro Vascello: in scena Glory Wall, Miglior spettacolo de La Biennale 2020

    Teatro Vascello, Leonardo Manzan e Rocco Placidi vanno in scena con Glory Wall dal 13 all’18 ottobre, premiato come Miglior spettacolo de La Biennale Teatro 2020
    Dal 13 all’18 ottobre 2020 (martedì, mercoledì, giovedì e venerdì ore 21 – sabato ore 19 – domenica ore 17) al Teatro Vascello di Roma va in scena Glory Wall di Leonardo Manzan e Rocco Placidi con Leonardo Manzan, Rocco Placidi, Paola Giannini e Giulia Mancini. Scenografie Giuseppe Stellato, luci Paride Donatelli, progetto sonoro Filippo Lilli, regia Leonardo Manzan, produzione Centro di Produzione Teatrale La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello, Elledieffe.

    Miglior spettacolo de La Biennale Teatro 2020Leonardo Manzan, classe 1992, si diploma attore alla Civica Scuola di Arte DrammaticaPaolo Grassi di Milano. Esordisce alla regia con lo spettacolo It’s App to You (vincitore dinumerosi premi tra cui InBox 2018). Vince il bando per registi Under 30 della Biennale diVenezia 2018/19 con lo spettacolo-concerto Cirano deve morire. Invitato alla BiennaleTeatro 2020, presenta lo spettacolo Glory Wall che si aggiudica il premio come Migliorspettacolo, ed è la sua personale interpretazione del tema del Festival: la censura.
    Affiancato – sia nella scrittura che in scena – dalla preziosa collaborazione del suo coetaneo Rocco Placidi, Manzan si misura dunque con il tema che Antonio Latella ha scelto per la Biennale Teatro 2020: la censura. Un tema delicato, affascinante e attuale, soprattutto se lo si accosta al concetto di Teatro. L’arte vive di costrizioni e muore di libertà: la censura è quindi vitale per l’arte, l’arte è scandalo e lo scandalo a sua volta implica la censura. Un vero e proprio corto circuito di idee e spunti di riflessione sui quali sta lavorando il giovane autore e regista.

    Note di regia
    Cos’è la censura? Cosa si censura? Ci sono dei campi più soggetti alla censura? E se sì perché? Qual è il limite da superare oggi, in Italia, per essere censurati? L’arte che disturba, scandalizza, crea disordine; la censura che si preoccupa dell’ordine sociale mantenendo l’ordine dell’immaginazione e di conseguenza l’ordinarietà dell’immaginazione. Il gioco è questo. Eppure non è ridicolo scandalizzarsi, spaventarsi e infine censurare qualcosa che non è reale? Perché ci si indigna di più a teatro? Il palco sembra amplificare significati e effetti di cose che nel mondo ci lasciano indifferenti. In effetti la cosa non è per niente ridicola, perché è nell’immaginazione che siamo più vulnerabili e continuamente soggetti alla più sottile e perfetta forma di censura, che è quella che sembra venire da noi stessi. De Sade dice che un limite c’è, tra ciò che è possibile immaginare e ciò che è possibile realizzare. Ma è un limite che alla censura non interessa. La censura colpisce la realtà ma il suo obiettivo è l’immaginazione. Il suo occhio è rivolto alla cronaca, ma la sua vera ambizione sono le anime.
    Leonardo Manzan
    Motivazioni della giuria internazionale
    (Maggie Rose, Susanne Burkhardt, Evelyn Coussens e Justo Barranco)
    “Mettendo il pubblico di fronte a un muro bianco, che blocca la vista della scena, Manzan gioca in modo molto intelligente, ironico e divertente con l’idea del censurare sé stessi e gli altri – e con l’importanza diminuita del teatro. Il gioco che imposta con questo muro è radicale, coerente e molto immaginativo dal punto di vista formale, creando immagini e scene che riecheggeranno per molto tempo, interagendo con il pubblico attraverso minuscoli fori. Lo fa con un gioco nel quale è il regista di frammentarie parti del corpo, cioè mani, dita e polsi, che compiono micro-azioni attraverso questi fori. Lo spettacolo porta l’esperimento di Beckett con Not I a un livello superiore”. LEGGI TUTTO

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    Teatro Ghione, in scena Oh! Diss’ea con Ciufoli, Colombari e Paiella

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    Teatro Ghione, da giovedì 15 a domenica 19 ottobre va in scena lo spettacolo Oh! Diss’ea con Roberto Ciufoli, Simone Colombari e Max Paiella
    Il Teatro Ghione presenta da giovedì 15 a domenica 19 ottobre lo spettacolo, Oh!Diss’ea” di Roberto Ciufoli, con: Roberto Ciufoli, Simone Colombari e Max Paiella,musiche: Max Paiella. Ulisse e il suo viaggio senza fine, un esempio per tutti, la curiosità, la voglia di conoscere e di esplorare che c’è o ci dovrebbe essere in ognuno di noi. Dopo il lungo assedio di Troia è partito, diretto verso la sua Penelope o ha bighellonato senza trovare la strada di casa per dieci anni prima di approdare alla sua bella Itaca? Ulisse, l’immagine dell’uomo moderno o semplicemente un distratto? Il quesito che da secoli attanaglia studiosi e letterati, finalmente troverà risposte. Roberto Ciufoli, Simone Colombari e Max Paiella, propongono una riscrittura del poema omerico, un’occasione irrinunciabile per un’approfondita analisi comica e musicale, da non perdere, anche per i non curiosi.

    Orario spettacoli: ore 21,00
    Domenica ore 17,00
    biglietti a partire da 20 euro
    Teatro Ghione, via delle Fornaci, 37 (Roma)
    Info: 06 6372294

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    Maximilian Nisi, intervista: “Giuda, figlio di Caino come tutti noi”

    Maximilian Nisi va in scena al Teatro Lo Spazio dal 29 ottobre al 1º novembre con Giuda, un monologo sul cattivo biblico per eccellenza: l’intervista nella quale l’attore spiega al pubblico come mai ha deciso di dar voce proprio a questo controverso personaggio
    Un monologo su Giuda: quanto c’è di religioso e quanto c’è invece dell’uomo moderno?

    Giuda era uno dei 12 apostoli, il più ricco, il più colto. Fu il primo ad incontrare Gesù e il primo a rimanergli accanto. Fu suo amico e malgrado questo lo tradì decretandone la morte. Il motivo per cui lo fece non lo sappiamo. Tante cose sono state dette e scritte in merito ma sono ipotesi spesso politiche, religiose od umane che nel tempo sono state addotte, strumentalizzate ed usate per svariati scopi.
    Interpretare Giuda non è cosa semplice. Ho cercato di dimenticare ciò che quest’uomo ha rappresentato storicamente e ho voluto avvicinarmi a lui per instaurarci un dialogo e per comprenderlo più in profondità. Sono arrivato alla conclusione che c’è un po’ di Giuda in tutti noi: Giuda era figlio di Caino e anche noi lo siamo. Non mi riferisco a Giuda-traditore, ma a Giuda-uomo, a volte meschino e contraddittorio, sempre alla ricerca di comprensione, di riconoscimenti e di amore.
    Stavolta questo personaggio ha la possibilità di dare la propria versione dei fatti: come mai ha sentito il bisogno di dargli, per così dire, una “seconda chance”?
    Giuda, per quello che sappiamo, è morto quasi subito dopo aver tradito, pare addirittura prima che Gesù venisse crocifisso. Non ha avuto il tempo o il modo di spiegare le ragioni che lo hanno spinto a tradire e se l’ha fatto non mi risulta che queste ci siano pervenute. La sua versione dei fatti nei secoli è rimasta sconosciuta. Gira da qualche anno un Vangelo apocrifo a lui attribuito, ma anche questa è una storia assai dibattuta, insomma una vicenda avvincente, affascinante, misteriosa che mi ha spinto ad occuparmene. Ho deciso quindi di dar voce a Giuda, l’ho fatto e oggi cerco il modo per far sì che questa voce possa essere ascoltata.
    Cosa l’ha colpita di più di Giuda?
    Il suo essere dannatamente umano. Io sono quasi certo che amasse Gesù, che lo ammirasse, che lo emulasse ma questo non gli ha impedito di tradirlo. Il suo scopo, però, non credo fosse quello di causarne la morte, è accaduto e forse è per questo che si è infine suicidato, ammesso che lo abbia fatto e che non sia stato invece ucciso.
    Maximilian Nisi sul palcoscenico, protagonista del suo “Giuda”
    Il testo originale è di Raffaella Bonsignori: quello che porta in scena oggi ha subìto delle modifiche, delle evoluzioni?
    Raffaella, esaudendo un mio desiderio, due anni fa ha scritto un meraviglioso testo: mentre lo leggevo avrei subito voluto metterlo in scena. Sono rimasto affascinato dai concetti espressi e dalla forma che aveva scelto per esprimerli. Studiandolo, in seguito, mi sono ritrovato a prediligerne delle parti e a tralasciarne delle altre, più per un gusto personale che per una necessità teatrale. Un testo è come un vestito, quando lo indossiamo vogliamo che ci renda eleganti, essenziali e sia in grado di esaltare la nostra personalità, senza tradire quella del personaggio che andiamo ad interpretare. Un equilibrio delicato, insomma.
    Non amo i monologhi, non ho mai voluto farne: credo che il teatro sia innanzitutto relazione, interazione, forse per questo nei mesi antecedenti al debutto, ho sentito la necessità impellente di dialogare a lungo con i miei compagni di avventura: con Raffaella riguardo al testo, con Stefano De Meo riguardo alle musiche e con Marino Lagorio riguardo alle immagini. In questo modo, la sera durante lo spettacolo, ho la sensazione di dividere la scena assieme a loro.
    Non è la prima volta che porta in scena Giuda: com’è stato finora accolto? Cosa vuole suscitare nel pubblico che vive quest’esperienza in teatro?
    Lo spettacolo ha debuttato la scorsa estate al Festival di Borgio Verezzi. Lo riprendo adesso per quattro recite al Teatro Lo Spazio di Roma e poi in primavera, Covid permettendo, lo farò a Torino, Vicenza, Venezia e forse anche a Napoli.
    Chiedo al pubblico semplicemente di ascoltare la voce di Giuda. Lo scopo è unicamente questo, lungi da me il desiderio di volerlo scagionare. È un lavoro che è stato accolto molto bene. L’attenzione del pubblico finora è stata grande e la critica generosa, malgrado l’argomento trattato fosse molto lontano da quelli solitamente privilegiati e scelti per il periodo estivo.
    Teatro post-Covid: com’è la sfida e cosa si augura per questa difficile stagione 2019/2020?
    Le strutture, i produttori, gli attori, i musicisti, i ballerini, tutti gli addetti ai lavori che in questo momento stanno cercando di tenere in vita il teatro con le loro performance sono da considerare degli eroi. Mi aspetto che anche il pubblico faccia la sua parte e scelga di partecipare a questi eventi attivamente, sempre nel rispetto delle norme di sicurezza, si intende. Il teatro ne ha bisogno. Tutti noi ne abbiamo bisogno.
    Giuda – locandina del monologo in scena al Teatro Lo Spazio e poi in giro per l’Italia LEGGI TUTTO

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    Teatro Roma, in scena De Laurentiis e Longhi con Diamoci del tu

    Gaia De Laurentiis e Pietro Longhi – Diamoci del tu

    Teatro Roma, dal 20 ottobre al 1 novembre 2020 in scena Gaia De Laurentiis e Pietro Longhi in Diamoci del tu, regia di Enrico Maria Lamanna
    Commedia brillante, di Norm Foster, pluripremiato drammaturgo canadese, che racconta un rapporto di convivenza di un uomo ed una donna, che vivendo sotto lo stesso tetto non condividono né affetti né intimità. I protagonisti sono una domestica ed il suo datore di lavoro burbero e scontroso, il quale all’improvviso si accorge di lei, scatta una scintilla che fa recuperare il tempo perduto, dopo un lungo periodo di incomunicabilità, la relazione diventa spassosa e intrigante. Come un fiore sbocciato al momento giusto, la storia ci offre lo spunto per una commedia deliziosa, che cancella fra i due di colpo la ruggine del tempo. Ed il nuovo, imprevisto e reciproco scoprirsi riscatta sia lui che lei da anni di solitudine, di segreti e di dolori, prendendo una piega brillante e divertente. Lei sa tutto di lui. Lui non sa assolutamente nulla di lei, la considera poco più di uno degli strumenti che utilizza quotidianamente per il suo lavoro d’ufficio.

    Così, in una fredda sera di novembre, i due cominciano a confrontarsi per la prima volta senza la formalità dei ruoli, arrivando presto a rivelazioni sorprendenti, ma anche divertenti e commoventi. Alle volte l’amore, come il paradiso… può attendere, ma al momento opportuno sa sempre come prendere il nostro cuore. Una commedia brillante, romantica ma soprattutto da un finale scintillante e per nulla scontato.
    Diamoci del tu, con la regia di Enrico Maria Lamanna, va in scena al Teatro Roma dal 20 ottobre al 1 novembre 2020 con Gaia De Laurentiis e Pietro Longhi.
    (qui l’elenco completo degli spettacoli in programma per la stagione 2020/21 al Teatro Roma) LEGGI TUTTO